Comunicare il welfare aziendale non è un invio di informazioni, ma rendere chiari valore e accesso ai benefici. Con messaggi semplici, canali adeguati e spazi di ascolto, i servizi diventano pratiche quotidiane: più comprensione, più utilizzo, più fiducia. In questa guida vediamo come comunicare il welfare in modo efficace, per trasformare i benefit in esperienza reale.
Molte imprese attivano iniziative utili ma non riescono a trasformarle in utilizzo reale. Chiedersi se il valore del servizio è adeguato non basta, se l’implementazione non viene seguita da una chiara strategia di comunicazione.
La comunicazione welfare aziendale non è un dettaglio: è l’anello che collega i benefici alle persone, ne chiarisce valore e modalità d’accesso, e sostiene il coinvolgimento dipendenti sul welfare. In altre parole, comunicare il welfare significa permettere a ciascuno di capire “cosa c’è per me, come si usa, perché adesso”. Quando questo accade, cresce la fiducia, migliora il clima e le misure diventano parte della quotidianità organizzativa.
Dall’intenzione all’adozione
La comunicazione interna del welfare funziona se viene pensata come diretta non a un’unità, ma a destinatari diversi: persone che lavorano in azienda da pochi mesi o da molti anni, stagisti e veterani prossimi alla pensione, genitori e non.
È fondamentale utilizzare un linguaggio chiaro, che porti con sé esempi concreti e istruzioni essenziali che riducono le barriere. È altrettanto importante la continuità: un “lancio” isolato genera curiosità, ma non abitudine. Servono promemoria periodici, aggiornamenti brevi e momenti di confronto per raccogliere domande e bisogni emergenti.
Dove comunicare: i canali
Quando si presenta un servizio welfare, è importante raccontarne il valore prima ancora che le modalità di accesso. Inoltre, per quanto riguarda i canali, la comunicazione dei benefit aziendali dovrebbe combinare strumenti digitali (intranet, e-mail snelle, chat interne) e momenti leggeri in presenza (riunioni di team, brevi interventi dei referenti).
Coinvolgere figure di prossimità (coordinatori, capi squadra, ambassador) aiuta a rendere i messaggi credibili e vicini. Spazi di ascolto e accompagnamento, anche in modalità mista, rafforzano ulteriormente la fruibilità: è qui che i servizi di ISSIM trovano il loro terreno naturale, sostenendo persone e organizzazioni con continuità e misura.
Misurare e migliorare
Se non si misura, non si migliora. Oltre ai tassi di apertura dei messaggi, contano il reale utilizzo dei servizi, le richieste al supporto, le domande ricorrenti e i riscontri qualitativi raccolti dai referenti. Condividere i risultati (anche quando indicano criticità) accresce la trasparenza e prepara a rapidi interventi di correzione. Nel tempo, questo approccio rende il welfare più accessibile, equo e coerente con la cultura aziendale.
In sintesi: una buona comunicazione welfare aziendale trasforma i piani in pratiche. Linguaggio semplice, canali adeguati, ascolto continuo e misurazione rendono i benefici comprensibili, coinvolgenti e realmente percepiti: un passo decisivo per una cultura del lavoro attenta alle persone.
Fonti
- https://www.secondowelfare.it/privati/aziende/welfare-aziendale-le-preferenze-di-imprese-hr-e-dipendenti-secondo-aon/
- https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2024/09/26/welfare-aziendale-errori/
- https://www.hr-link.it/welfare-aziendale-ruolo-chiave/
- https://www.welfareaziendaleitalia.com/benefit/welfare-aziendale-come-comunicarlo-bene-ai-dipendenti/


