I congedi parentali spiegati dai professionisti

Maternità e legge 104, chi ne può usufruire e in che modalità

 

Il nostro ordinamento prevede particolari tipi di congedo o permesso che possono essere fruiti da lavoratori dipendenti e non, che si trovano in particolari condizioni. Sono nati infatti per proteggere i soggetti più fragili della società, neonati, donne incinte, persone affette da disabilità e anziani, e aiutare chi si prende cura di loro.

Con l’espressione congedo parentale si indicano quei permessi ai quali ha diritto il lavoratore come: congedo per maternità/paternità e congedo per assistenza ad un parente disabile. Come richiesto dalla legge, il datore di lavoro deve attuare ogni pratica e azione necessaria per garantire al lavoratore l’utilizzo di tutte le agevolazioni che la legge gli riserva.

Ogni tipologia di congedo ha le sue particolarità e le sue modalità di richiesta. L’azienda stessa dovrebbe essere il primo attore che supporta e aiuta il lavoratore nella procedura per ottenere questi congedi. Ad oggi molte aziende si trovano purtroppo impreparate e non sono in grado di tutelare il lavoratore fornendogli il supporto adeguato, sia sul piano legale sia su quello psicologico.

La Legge 104 per proteggere le persone disabili

 

La legge 104 del 1992 ha l’obiettivo di proteggere le persone più deboli della società, garantendo ai loro familiari la possibilità di accudirle. Il congedo straordinario è un periodo di assenza dal lavoro retribuito, concesso ai lavoratori dipendenti che assistano un parente disabile grave. Il congedo parentale può essere richiesto solo se si hanno parentele strette e solo se il parente disabile convive con il lavoratore che ne sta richiedendo l’uso.

Non possono richiederlo invece particolari figure lavorative:

  • lavoratori a domicilio;
  • addetti ai servizi domestici;
  • lavoratori agricoli giornalieri;
  • lavoratori autonomi;
  • lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale;
  • lavoratori parasubordinati.

La domanda deve essere presentata all’INPS, la sua validità decorre dalla data di presentazione e può durare fino ad un massimo di due anni nell’arco della vita lavorativa. Nel caso di più parenti disabili, il lavoratore potrà beneficiare del congedo per ciascun parente malato ma il congedo non potrà in ogni caso superare i 2 anni. Non possono inoltre essere richiesti permessi per lo stesso parente malato da più lavoratori.

L’indennità corrisposta al lavoratore equivale alla retribuzione ricevuta nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, entro un limite massimo valutato annualmente. Questi giorni non verranno calcolati per le retribuzioni di ferie e tredicesima ma sono validi per il calcolo dell’anzianità.

Per proteggere i lavoratori è stata inoltre istituita la contribuzione figurativa che coprirà il periodo di congedo straordinario e sarà tenuta in considerazione anche per il calcolo della pensione. In questo caso i datori di lavoro dovranno determinare il periodo massimo fruibile dal dipendente tenendo in considerazione gli eventuali periodi di congedo già richiesti.

La maternità è un diritto regolato dalle norme del Testo Unico

 

Ogni dipendente deve essere informato sui suoi diritti e doveri e sulle norme che regolano i permessi e i relativi congedi di maternità e paternità. Tutte queste informazioni sono contenute nel decreto legislativo n.151 del 26 marzo 2001 chiamato Testo Unico maternità/paternità. Soprattutto per le lavoratrici, la maternità può essere molto stressante e potrebbero non essere pienamente informate dei diritti di cui godono. L’azienda deve essere in grado di sostenere ogni dipendente e di informarlo sui suoi diritti e doveri attenendosi alla legge in vigore senza incorrere in nessuna violazione.

Il congedo di maternità è il periodo di permesso riconosciuto alla lavoratrice durante la fase che precede e che segue il parto. Questo periodo non può esser concesso, fatte salve particolati condizioni, al padre che ha diritto ad un tipo differente di congedo. Gode di questo diritto anche la lavoratrice che adotta o ottiene un bambino in affidamento.

La retribuzione spettante per chi richiede la maternità è dell’80%

Secondo la legge, i genitori possono assentarsi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato in base a quanto stabilito dalla Legge. La percentuale di retribuzione è dell’80% a meno che il contratto collettivo di lavoro non preveda percentuali differenti. Lo scopo di queste tutele è far si che almeno uno dei due genitori possa rispondere alle esigenze del bambino soprattutto all’inizio della sua vita e fino all’ottavo anno.

La legge prevede che la lavoratrice possa usufruire di ulteriori periodi di congedo al fine di assistere il bambino e farsi carico di tutte le sue necessità. Questi permessi parentali spettano ai genitori, che siano in costanza di rapporto di lavoro, entro i primi 12 anni di vita del bambino per un periodo complessivo, tra i due genitori, non superiore a 10 mesi. Tale periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente. Se il rapporto di lavoro cessa all’inizio o durante il periodo di congedo, il diritto al congedo stesso viene meno dalla data di interruzione del lavoro.

Il rientro al lavoro è un momento sempre delicato ed esiste il rischio concreto che il lavoratore possa incorrere in problematiche o difficoltà di adattamento all’interno dell’ambiente di lavoro. Per questo, un servizio di counseling come quello di ISSIM è sicuramente l’appoggio che l’azienda deve cercare per affrontare tutte queste tematiche. Affidarsi a ISSIM vuol dire offrire ai propri lavoratori un servizio di counseling di primo livello che li accompagnerà per tutto il percorso al fine di conciliare lavoro e vita privata.

Collaborazioni